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Ritorno al Mito....

IL LINGUAGGIO MITICO E SIMBOLICO

IL LINGUAGGIO MITICO E SIMBOLICO - NIDI DI FIABA di Francesca Gal

di Francesca Galbusera

 

PERCORSI INERENTI AL LINGUAGGIO MITICO-SIMBOLICO


Il mito è un racconto utilizzato dall’uomo in tutte le epoche e culture, teso a esplicitare in termini umanamente comprensibili l’universo archetipale, ovvero ontologico. Queste “realtà permanenti”, chiamate anche “idee elementari” o “archetipi dell’inconscio", sono presenti in ciascuno di noi e sono una realtà universale a cui ciascun uomo si rifà e che ogni popolo manifesta attraverso l’elaborazione di cosmologie, mitologie, rituali e simbolismi peculiari.
Se dunque culturalmente troviamo credenze e tradizioni differenti (dovuti a un’ampia serie di caratteri e condizioni diverse – dagli accadimenti passati, ai caratteri fisici e climatici, etc..), alla base di tali manifestazioni, (“fenomeni”), troviamo realtà (“noumeni”) che sono valide per tutti.

La convinzione è quella che la costruzione di dialogo, di rispetto e di pace possa avvenire attraverso il riconoscimento di una “equivalenza” delle tradizioni culturali e delle religioni di ciascun popolo, in quanto espressione della stessa “realtà permanente”.

Unitamente a questo proposito, si vuole accennare agli studi, ancora poco divulgati, di archeomitologia, che hanno portato alla luce un'antica cultura europea, che si diffuse fino alla valle dell'Indo, dove ancora ne sopravvivono riti e simboli, riconosciuta come una società pacifica, paritaria e mutuale dalla quale derivano le cosmologie che oggi conosciamo, anche se per la maggior parte sono state inficiate dalle storture delle successive società guerriere e patriarcali con struttura gerarchica. 

Urgente, come contributo per l'uscita dalla criticità dei tempi attuali, sembra dunque "la riscoperta di una mitologia simbolica" (A. Danielou), che possa riconsegnare all'essere umano moderno le chiavi del contatto con la natura, con le sue energie creatrici e con i differenti ordini dell'esistente.

A partire da queste premesse, si propone ai ragazzi/e un lavoro che li porterà a scoprire l'equivalenza delle culture e i loro comuni fondamenti, attraverso la lettura di racconti mitico-popolari di differenti tradizioni culturali (es. il diluvio universale, la Cenerentola, il Viaggio d'iniziazione), nei quali è facilmente riconoscibile il medesimo elemento mitico.
I ragazzi saranno accompagnati nel riconoscimento e nell'interpretazione del mito e dei simboli ad esso connessi per poi riutilizzarne i significati essenziali in un laboratorio creativo.
Riscoprendo gli archetipi e i simboli di questi miti, dobbbiamo sempre fare attenzione a epurarli da quegli schemi culturali (per lo più patriarcali) che sono stati loro sovrapposti. Tutti i riferimenti simbolici legati al femminile sono stati, infatti, inficiati da attribuzioni arbitrarie di falsi valori. Nel simbolo dell'Albero, ad esempio,  la parte femminile è rappresentata dalle radici e quella maschile dalla chioma. In molte culture, con struttura patriarcale e piramidale, (es. le popolazioni nomadi indoeuropee che hanno invaso nell'antichità l'Asia e l'Europa), è stata sovrapposta una struttura del tutto arbitraria data la quale la parte sopra acquisisce una valenza positiva, "il superiore", "il migliore", mentre quella sotto una valenza negativa, "l'inferiore", "il peggiore". Da questo schema, sovrapposto ai simboli archetipi del mito, discende una valenza positiva per il maschile e una negativa per il femminile. Da qui prende vita una particolare struttura della società, quella gerarchica/patriarcale, che si è leggitimata attraverso i significati ancestrali del mito. Lo stesso discorso lo si può fare, ad esempio, per il lato destro (archetipicamente maschile) e quello sinistro (archetipicamente femminile). Ecco allora che si spiegano certi tipi di "credenze" appositamente insinuate nella cultura popolare per plasmare le coscienze a favore di una determinata tipologia di società. Così nelle società patriarcali, (cioè quelle che predominano l'epoca umana più recente), troviamo che la mano sinistra è quella impura e che essere mancino è un disonore e che il "diavolo" sta sulla spalla sinistra e così via...
Per fare penetrare falsi messaggi nella collettività e creare veri e propri dogmi, spesso il potere dominante ha usato la “storpiatura" dei miti, sovrapporgli schemi valoriali guasti che hanno guastato così le società. Un esempio per tutti è lo schema sessista che è stato sovrapposto alle nozze della fanciulla con il principe, laddove quelle nozze altro non indicano se non la riunione e la riarmonizzazione tra i due principi maschile e femminile ai diversi livelli, interiore a ciascun essere, biologico (tra gli esseri), cosmico (tra esseri e universo).
Bisogna dunque stare molto attenti a queste sovrapposizioni fasulle e pericolose che ormai ci portiamo dentro, perchè ereditate culturalmente. La lettura simbolica e archetipa dei miti può aiutarci a ritrovare i valori ancestrali che sottendono a questi schemi, aiutandoci nello stesso tempo a rimpossessarci della nostra più valida eredità antenata.


Alcune indicazioni bibliografiche:
Il simbolismo del corpo umano di Annick de Souzenelle
Il femminile dell'essere di Annick de Souzenelle
Le distese interiori del cosmo di Joseph Campbell
I nomi della dea di Campbell, Eisler, Gimbutas, Muses
Il calice e la spada di Riane Eisler
Il linguaggio della Dea di Marija Gimbutas
Oscure madri splendenti di Luciana Percovich
Colei che dà la vita colei che dà la forma di Luciana Percovich
Miti e dei dell'India di Alain Danielou


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IL PERCORSO SUL DILUVIO UNIVERSALE

La maggior parte dei miti, anche quando parlano di popoli e di umanità intera, si riferiscono al percorso di ciascun essere umano.
Il mito del diluvio universale esplica l’idea elementare della rigenerazione in quanto ri-nascita a un nuovo/successivo stato di coscienza. Considerando il percorso dell’essere umano su questa terra, esso va visto come successive gestazioni e nascite: le acque del diluvio simbolizzano in questo caso le acque matriciali, acque uterine, di gestazione, mentre l’asciutto (la terra) è la nascita avvenuta, quindi un compimento, un’acquisizione di un nuovo status o coscienza.
Così naturalmente avviene anche a livello macro per l’umanità intera (passaggi epocali – rigenerazioni), che avvengono sempre dopo una gestazione e un parto spesso anche molto traumatico.
Se semplifichiamo questo mito in un elementi-simbolo potremmo parlare di
acqua=notte=mutazione=inconscio  e    terra=luce=nascita=coscienza.  
 
CONTENUTI
Struttura del laboratorio
Spiegazione del mito del diluvio
Lettura dei miti del diluvio
Rielaborazione scritta e corale di un nuovo mito del diluvio
Scelta di suoni, musiche e costruzioni di strumenti sonori per sonorizzare la nuova storia del diluvio
Lettura “sonorizzata” della nuova storia del diluvio con audio registrazione.
 
Scopo del laboratorio
Il laboratorio ha lo scopo di rintracciare un linguaggio comune a popoli e culture anche molto diverse. Rinvenendo questo linguaggio comune, si può allora pensare e sostenere che tutti i popoli possano trovare modalità di dialogare tra loro, confrontarsi e unirsi partendo dalla propria uguaglianza di fondo per mescolare le proprie diversità, dando luogo a percorsi di convivenza pacifica e di nuovi e originali forme culturali (questo è il significato di intercultura).
Un po’ come avviene nella musica… linguaggio comune, diversità di ritmi e strumenti = contaminazione di generi = nuovi generi musicali più ricchi e stimolanti.
 
Le diversità tra culture sono sempre a un livello materiale ed esterno: lingua, alimentazione, abitazioni, clima, abitudini, abbigliamento…
 
L'uguaglianza che andremo a ricercare è a un livello profondo e coinvolge la modalità di risposta alla domanda “chi è l’essere umano e qual è il suo scopo finale e fondamentale nella vita?”
 
Ogni popolo ha elaborato queste idee fornendo risposte alle domande fondamentali dell’uomo. Il linguaggio di queste rielaborazioni è quello del mito e del simbolo.
Il principio divino è un elemento fondamentale di queste rielaborazioni e noi lo chiameremo proprio così, “fonte divina”, che ogni popolo poi nomina secondo il suo linguaggio. Abbiamo a che fare con il concetto di sacro e di sacralità della vita.
Qui vedremo anche che la religione o la spiritualità dei popoli anziché essere un elemento di divisione, se interpretata a livello profondo e mitico, superando i particolari della lettura letteraria e storica, è invece, un elemento di unione.
 
Introduzione
Alcuni studiosi hanno cercato di trovare certe somiglianze nelle tradizioni di alcuni popoli e le hanno trovate.
I costumi sono diversi, diversa è l’alimentazione, le abitazioni, la lingua, le abitudini di vita, di lavoro….
Ma ci sono alcuni racconti che in tutte le culture, seppur con sfumature diverse, vogliono significare la medesima cosa. Sono i racconti mitici, o MITI. I MITI sono legati al sacro e alla religione dei popoli e, anche se queste religioni sono differenti, lontane molti chilometri le une dalle altre, anche se chiamano IL DIVINO con nomi diversi, tuttavia tramandano nei racconti mitici concezioni straordinariamente simili.
MITO  significa “racconto di verità” o “racconto sacro”.
 
Il MITO utilizza un linguaggio SIMBOLICO. Il significato di simbolo è legare, unire una cosa ad un’altra.  
 
I MITI sono racconti che tentano di dare risposte a domande molto profonde. Ad esempio tentano di rispondere alla domanda:
Perché esiste l’essere umano, perché è nato e vive qui sulla terra e qual è il suo scopo fondamentale?
Gli studiosi di mitologia comparata (cioè quella che studia i miti di tutte le culture e cerca di scoprire cosa hanno in comune) hanno trovato che praticamente tutti i popoli danno la stessa risposta a questa fondamentale domanda e per rispondere alla domanda usano lo stesso linguaggio simbolico.
 
Perché esiste l’essere umano?
Secondo questi studiosi, tutti i popoli dicono che l'essere umano è qui per conoscersi e per conoscere le cose fondamentali, crescere in sapienza e avvicinarsi alla somiglianza con la Divinità per poi ritornare a quest'ultima.
 
Tutti i popoli indicano anche il percorso che l'essere umano deve fare per compiere questo scopo e il MITO del DILUVIO UNIVERSALE, che noi prenderemo in considerazione, è uno di questi racconti che spiegano il percorso di ciascun individuo e dell'umanità.
 
 
Esplicitiamo con i simboli dell’albero
  • albero capovolto (dal punto di vista del divino = emanazione da divino a umano)
  • albero dritto (dal punto di vista umano = percorso di ritorno da umano a divino)
  • albero delle sefirot (tradizione giudaico/cristiana)
  • albero umano dei chakra (tradizione induista)
Il mito del diluvio universale è presente in tutti i popoli
A volte il linguaggio utilizzato è differente, come possono essere diversi i protagonisti, le situazioni, il paesaggio (che cambiano a seconda delle abitudini e tradizioni del popolo in cui il mito è raccontato).
Ma i simboli utilizzati sono gli stessi e stanno ad indicare la medesima REALTA’.
Abbiamo detto che l’uomo deve compiere un cammino, questo cammino è a tappe, che vengono anche chiamate “gestazioni” e “nascite” successive (non nasciamo una sola volta!). A ogni tappa bisogna superare un ostacolo e superato l’ostacolo si acquista nuova conoscenza. Per superare l’ostacolo e acquistare conoscenza bisogna rivolgersi all’interno di sé, dove il DIVINO ha nascosto tutti i segreti e tutta la conoscenza. Tutti i popoli infatti dicono che il DIVINO ha messo in ciascun uomo un SEME DIVINO e lì c’è nascosta tutta la conoscenza… Ma dove sta questa CONOSCENZA?
Tutti i popoli hanno individuato nel simbolo dell’acqua la presenza della CONOSCENZA, ma questa conoscenza così come è, è inutile, non si può afferrare, proprio come l’acqua. Nell’acqua c’è tutta la conoscenza, ma questa conoscenza è senza forma (come l’acqua appunto), è tutto disordinato, così com’è l’uomo non può conoscerla.
Si dice allora, che quando l’uomo NON SA ancora cosa deve fare e non sa perché esiste è immerso nell’acqua, non sa, non conosce, è ignorante… E’ nell’acqua che tutto contiene, ma non sa come afferrare la conoscenza e non si pone nemmeno il problema: è incosciente.
Nel nostro disegno dell’albero si trova a livello delle radici, nell’acqua, nell’umido…
Immergersi nell’acqua è indispensabile perché solo da lì si può iniziare il cammino, perché è solo nell’acqua che ‘è tutta la conoscenza, l’uomo deve prendere coscienza che c’è e trovare il modo per iniziare il percorso di conoscenza, cioè dare una forma all’acqua o, se parliamo per simboli, portare l’acqua all’asciutto: alla terra…
Ecco che cominciamo a vedere il mito del diluvio…. Prima l’acqua e poi la terra asciutta!

Cosa vuole dirci il mito del diluvio?
Il mito parla di ciascun essere umano (ma anche di tutta l’umanità).
Il mito dice che quando l’essere umano, ancora immerso nell’acqua, continua a vivere senza farsi domande fondamentali (perché esiste?…) e a vivere superficialmente, ma tuttavia si crede un essere umano perfetto, che non ha bisogno di niente perché sa già tutto, allora qualcosa comincia a non funzionare….
L’essere umano diventa arrogante e saccente e comincia a fare azioni malvagie, non ha più rispetto per il Divino, per gli altri uomini e neppure per se stesso; la violenza e la cattiveria dominano su tutto…
Per capovolgere questa situazione, l’uomo deve cominciare a prendere coscienza del cammino che deve fare e cominciare a farlo… E per cominciare a farlo deve riconoscere la sua condizione di ignorante: l’essere umano è nell’acqua e quindi deve diventare UMILE, riconoscere che non sa, e da li cominciare ad acquistare la vera conoscenza… e dall’acqua arrivare all’asciutto.
Se sostituiamo questo discorso con i simboli del mito (prendiamo quello biblico di Noè che forse è il più conosciuto) allora abbiamo che:
-     gli esseri umani (ancora tutti immersi nell’acqua) sono diventati tutti arroganti (perché, pur essendo ancora ignoranti, pensano di sapere tutto, di essere sapienti)
-         poiché gli esseri umani sono così, il mondo è diventato un luogo violento, malvagio, dove non c’è più rispetto per niente e per nessuno
-       il Divino cerca di fare qualcosa per aiutare l’essere umano: tenta di ricordargli qual è il suo scopo/compito e decide di immergerlo nell’acqua per ricordagli da dove partire: ritornare umile, immergersi nell’acqua, cioè nelle sue radici, dove c’è nascosta tutta la conoscenza che il Divino ha messo nell’essere umano, e da lì partire per portarsi dall’acqua all’asciutto, sulla terra (dare forma all’acqua trasformandola il terra asciutta). (Esempi di “diluvio” nella vita).
-         Nessun essere umano capisce questa cosa, tranne uno, colui/colei che sa farsi umile e che compie il suo destino: portare l’acqua all’asciutto, cioè acquistare la conoscenza che è nascosta dentro di lui e diventare simile al Divino.
-         Tutti gli altri esseri umani rimangono nelle acque dell'incompiuto.
Conclusione
Colui/colei che si salva è il simbolo di ciascun essere umano che compie il percorso della conoscenza di sé e di tutte le cose e che diviene un sapiente, simile alla Fonte Creatrice, perché ha trovato il seme del sacro che è in sé. 
 

PERCORSO SULLE CENERENTOLE

PERCORSO SULLE CENERENTOLE - NIDI DI FIABA di Francesca Gal
di Francesca Galbusera


LE CENERENTOLE: il Femminile e il Maschile dell'Essere



LA CENERENTOLA NELLE DIVERSE CULTURE
Il personaggio mitico di Cenerentola è presente in diverse tradizioni culturali. In Europa le varie forme di presentazione del personaggio (Cenerentola, Biancaneve, la Bella Addormentata) derivano dall’archetipo di Psiche (Anima), il personaggio mitico greco descritto da Apuleio nelle “Metamorfosi”, che a sua volta discende da fonti orali ben più antiche.
Altri personaggi con la stessa funzione mitica della Cenerentola Europea si riscontrano nella fiaba Araba “il pesciolino rosso e lo zoccoletto d’oro”, in quella cinese “la Caverna di montagna”, ecc...
 
Nelle fiabe si possono riscontrare differenti livelli interpretativi (letterario, storico, pedagogico, psicanalitico, mitico). Nel presente laboratorio è stato sviluppato il significato mitico del racconto, che permette di rintracciare quel linguaggio comune che va oltre le specifiche culture e che riveste un ruolo particolarmente significativo per costruire modalità di comunicazione e convivenza pacifica tra culture apparentemente anche molto distanti.
 
Il tema mitico fondamentale che accomuna tutte questi personaggi e queste trame fiabesche è quello dello sposalizio tra elemento femminile ed elemento maschile. Questi elementi sono considerati sia come interni a ciascun essere umano (sposalizio interiore all’essere umano), sia come componenti fondamentali dell’intero cosmo (sposalizio essere umano-cosmo).
All’interno dell’essere umano, l’elemento femminile è considerato simbolo dell’inconscio, ovvero di tutte le energie potenziali e creative insite in ciascun individuo; l’elemento maschile è considerato simbolo del conscio, ovvero di tutte le energie compiute. Nell’arco di una vita l’uomo/donna è chiamato ad armonizzare questi due elementi per portare a termine il suo compimento come essere umano.
 
Nelle diverse fiabe della Cenerentola, il racconto ci conduce alla scoperta di come ciascun individuo può percorrere il proprio percorso di compimento, ovvero di armonizzazione e sposalizio del femminile e del maschile interiori (superamento delle prove della vita), e arrivare così a sposarsi con il Tutto, ovvero a giungere alle “nozze divine” con la Fonte di Amore (unione di Femminile Assoluto e Maschile Assoluto), attraverso una dinamica di successive unioni di M. e F. interiori grazie alle quali si acquisiscono stadi successivi di coscienza/saggezza. Il M. si riassorbe nel F. a tutti i livelli (sessuale, psichico – spirituale), lì si ripristina l’unione, l’armonia dei due principi a livello micro (all’interno di ciascun essere e anche biologicamente all’interno della coppia) e così via verso l’unione macro tra umano e Amore…
 
Riportiamo uno schema molto sintetico di questa dinamica:
 
  • Unione dei principi Femminile e Maschile in Amore (Principio Unico dei due assoluti - staticità)
  • Dal principio unico avviene un’emanazione (un’esplosione?) e i due principi si separano: nascita della creazione (nascita della relazione e del dinamismo tra i due principi separati).
  • Collocazione simbolico/spaziale dei due principi Maschile e Femminile in relazione dinamica (sopra/sotto e destra/sinistra, nell’uno rimane il seme dell’altro – es. simbolo del Tao).
  • Flusso armonico di andata e ritorno interno tra Maschile e Femminile: sia a livello interiore all’essere umano, sia a livello biologico di coppia M. F., sia a livello cosmologico dal Principio Assoluto di Amore (unità M. F. assoluti) a essere umano (dinamica: andata da alto a basso espirazione divina/inspirazione umana – ritorno da basso alto inspirazione divina/espirazione umana. Vedi anche simbolo tantrico dei triangoli sovrapposti in Amore).
 
I SIMBOLI DELLE CENERENTOLE
Premettiamo che per quanto riguarda la Cenerentola europea abbiamo preso in considerazione la versione trascritta dai fratelli Grimm, più fedele agli antichi racconti orali.
In tutte le Cenerentole considerate abbiamo riscontrato un’analogia di simboli e di funzioni simboliche:
Cenerentola orfana di madre:
privata della madre “esteriore”, questo elemento invita a rivolgersi alla Madre interiore, cioè al proprio femminile (energie potenziali, inconscio, acque matriciali….)
Umiltà di Cenerentola:
la condizione di umiltà è la sola che può favorire il percorso di compimento. Il termine Umile deriva da humus = umido (acqua, terra bagnata = simboli della Madre, del femminile).
Gli aiutanti di Cenerentola:
gli aiutanti sono rappresentazioni del maschile e del femminile che si personificano per sostenere chi compie il percorso di maturazione (uccelli, colombe, fate – femminile ; pesci rossi, maghi – maschile).
Le prove da superare:
le prove simboleggiano l’avanzamento nel percorso di armonizzazione tra maschile e femminile e quindi di compimento/maturazione di sé (es. lenticchie da raccogliere scegliendo solo quelle buone: prova di giusto discernimento).
Laboratorio interiore:
dopo aver superato le prove grazie anche agli aiutanti, le Cenerentole hanno un momento di solitudine, di ultimo raccoglimento perché avvenga il pieno compimento per poter accedere alla nozze (es. colombaia, albero, forno, caverna).
Coronamento del piede:
ora le Cenerentole, totalmente compiute, sono pronte per essere riconosciute come vere spose del divino (cosmo): il riconoscimento avviene dal piede, cioè da dove è partito il viaggio per il compimento.
Nozze Divine (o Cosmiche):
Le Cenerentole (ovvero l’essere umano totalmente maturato e compiuto), riconosciute dallo sposo come vere spose, vengono incoronate (coronamento della testa, fine del viaggio) e sposate dal Divino (o Cosmo).
  
I SIMBOLI DEL MASCHILE E DEL FEMMINILE
I simboli femminili e maschili contenuti nelle fiabe delle Cenerentole si ritrovano anche in altri racconti mitici e in simboli di diverse culture che rappresentano la funzione di compimento dell’essere umano attraverso la medesima dinamica di relazione armonica tra femminile e maschile (es. Albero delle Sefirot ebraico,  Sentiero di polline Navajo, Triangoli sovrapposti tantrici, Tao cinese, via dei Chakra indiana, Pesatura delle anime egizia, ...).
 
SIMBOLI DEL FEMMINILE: ACQUA, TERRA, UCCELLI, ARIA/SOFFIO, LUNA, BUIO, VERDE, AZZURRO, PIEDE…

SIMBOLI DEL MASCHILE: FUOCO, CIELO, PESCI, SOLE, LUCE, GIALLO, ROSSO, CORNA, CAPELLI... 
Internamente all’essere umano, questa dinamica si concretizza nello schema corporeo:
PIEDE sede delle energie potenziali se calza scarpa regale (d’oro)  è sulla via del compimento
ORGANI INTERNI fucina di incontro, scambio, realizzazione della dinamica maschile/femminile
TESTA coronata quando raggiunge compimento
 
IL FEMMINILE E IL MASCHILE NELLA STORIA:
L’ANTICA EUROPA, UNA SOCIETA’ PACIFICA, COOPERATIVA e PARITARIA
E’ possibile riscontrare questa relazione armonica, cooperativa e vivificante tra femminile e maschile anche in un esempio storico, quindi “esteriore”, di rapporto tra le due componenti dell’essere umano?
Per dare un’esemplificazione al percorso mitologico intrapreso, abbiamo deciso di prendere in considerazione una società molto antica, sviluppatasi all’incirca 6.500 anni fa nel territorio Europeo. L’archeologa Marija Gimbutas e l’antropologa Riane Eisler l’hanno ribattezzata Antica Europa.
Dai ritrovamenti archeologici pare che nel periodo neolitico si sia sviluppata nell’area geografica lungo i Balcani, arrivando fino alla Turchia e alle isole greche (Creta, Santorini…), una civiltà agricola pacifica, cooperativa e paritaria. In questa società si seguiva un modello di base che non ha avuto più riscontro in epoche successive: il modello detto GILANICO, cioè di mutua collaborazione tra uomini e donne sia nella sfera privata che in quella pubblica.
La caratteristica fondamentale di questo modello è la modalità paritaria di strutturare i rapporti. In queste società non esiste il concetto di superiore e inferiore, di supremazia e asservimento: uomini e donne, ciascuno nei propri ruoli, privati e sociali, si applicano per generare, mantenere e sostenere la VITA.
Le società dell’Antica Europa si fondano quindi sulla cultura della VITA, della convivenza pacifica e armoniosa tra i sessi e tra l’essere umano e la natura. Il potere è inteso come POTER DI… (generare, mantenere, curare...) e NON POTERE SU… (sull’altro, sulla natura,…). Non si conosce l’uso della violenza, della sopraffazione e della guerra. Nei reperti archeologici e nell’arte di queste popolazioni non si riscontrano segni di fortificazioni, non si notano edifici privati o tombe più suntuose di altre, non sono rappresentare scene di guerra, né di sacrificio o di violenza. L’arte neolitica dell’Antica Europa è un inno alla VITA e alla NATURA, che vengono rispettate e amate.
Il culto, in queste società, è quello della Dea Madre, colei che dona la vita, la nutre e la sostiene. E’ una figura rassicurante, benevola e materna.
La donna è considerata la creatrice per eccellenza: proprio come la Dea Madre, la donna è colei che dà la vita e la mantiene; è dunque madre, sacerdotessa, curatrice, artista, artigiana,…
L’uomo è pacifico, è il saggio, il pensatore, è colui che si applica per SOSTENERE amorevolmente la vita che la donna mette al mondo (prole) e che la Dea Madre elargisce (natura, cibo, acqua, animali,…); dunque è padre, agricoltore, allevatore, amministratore del bene comune,…
 
I valori dell'Antica Europa, ancora riscontrabili nell’arte Minoica di Creta che fu l'ultimo baluardo di a tale civiltà, furono spazzati via dalle invasioni barbariche. Ma il ricordo di una “età dell’oro”, armoniosa e pacifica, dove maschile e femminile si sostenevano a vicenda in modo paritario e con amorevole cura, rimane presente in tutte le culture e si manifesta ancora oggi attraverso gli antichi MITI e SIMBOLI.