di Francesca Galbusera
PERCORSI INERENTI AL LINGUAGGIO MITICO-SIMBOLICO
Il mito è un racconto utilizzato dall’uomo in tutte le epoche e culture, teso a esplicitare in termini umanamente comprensibili l’universo archetipale, ovvero ontologico. Queste “realtà permanenti”, chiamate anche “idee elementari” o “archetipi dell’inconscio", sono presenti in ciascuno di noi e sono una realtà universale a cui ciascun uomo si rifà e che ogni popolo manifesta attraverso l’elaborazione di cosmologie, mitologie, rituali e simbolismi peculiari.
Se dunque culturalmente troviamo credenze e tradizioni differenti (dovuti a un’ampia serie di caratteri e condizioni diverse – dagli accadimenti passati, ai caratteri fisici e climatici, etc..), alla base di tali manifestazioni, (“fenomeni”), troviamo realtà (“noumeni”) che sono valide per tutti.
La convinzione è quella che la costruzione di dialogo, di rispetto e di pace possa avvenire attraverso il riconoscimento di una “equivalenza” delle tradizioni culturali e delle religioni di ciascun popolo, in quanto espressione della stessa “realtà permanente”.
Unitamente a questo proposito, si vuole accennare agli studi, ancora poco divulgati, di archeomitologia, che hanno portato alla luce un'antica cultura europea, che si diffuse fino alla valle dell'Indo, dove ancora ne sopravvivono riti e simboli, riconosciuta come una società pacifica, paritaria e mutuale dalla quale derivano le cosmologie che oggi conosciamo, anche se per la maggior parte sono state inficiate dalle storture delle successive società guerriere e patriarcali con struttura gerarchica.
Urgente, come contributo per l'uscita dalla criticità dei tempi attuali, sembra dunque "la riscoperta di una mitologia simbolica" (A. Danielou), che possa riconsegnare all'essere umano moderno le chiavi del contatto con la natura, con le sue energie creatrici e con i differenti ordini dell'esistente.
A partire da queste premesse, si propone ai ragazzi/e un lavoro che li porterà a scoprire l'equivalenza delle culture e i loro comuni fondamenti, attraverso la lettura di racconti mitico-popolari di differenti tradizioni culturali (es. il diluvio universale, la Cenerentola, il Viaggio d'iniziazione), nei quali è facilmente riconoscibile il medesimo elemento mitico.
I ragazzi saranno accompagnati nel riconoscimento e nell'interpretazione del mito e dei simboli ad esso connessi per poi riutilizzarne i significati essenziali in un laboratorio creativo.
Riscoprendo gli archetipi e i simboli di questi miti, dobbbiamo sempre fare attenzione a epurarli da quegli schemi culturali (per lo più patriarcali) che sono stati loro sovrapposti. Tutti i riferimenti simbolici legati al femminile sono stati, infatti, inficiati da attribuzioni arbitrarie di falsi valori. Nel simbolo dell'Albero, ad esempio, la parte femminile è rappresentata dalle radici e quella maschile dalla chioma. In molte culture, con struttura patriarcale e piramidale, (es. le popolazioni nomadi indoeuropee che hanno invaso nell'antichità l'Asia e l'Europa), è stata sovrapposta una struttura del tutto arbitraria data la quale la parte sopra acquisisce una valenza positiva, "il superiore", "il migliore", mentre quella sotto una valenza negativa, "l'inferiore", "il peggiore". Da questo schema, sovrapposto ai simboli archetipi del mito, discende una valenza positiva per il maschile e una negativa per il femminile. Da qui prende vita una particolare struttura della società, quella gerarchica/patriarcale, che si è leggitimata attraverso i significati ancestrali del mito. Lo stesso discorso lo si può fare, ad esempio, per il lato destro (archetipicamente maschile) e quello sinistro (archetipicamente femminile). Ecco allora che si spiegano certi tipi di "credenze" appositamente insinuate nella cultura popolare per plasmare le coscienze a favore di una determinata tipologia di società. Così nelle società patriarcali, (cioè quelle che predominano l'epoca umana più recente), troviamo che la mano sinistra è quella impura e che essere mancino è un disonore e che il "diavolo" sta sulla spalla sinistra e così via...
Per fare penetrare falsi messaggi nella collettività e creare veri e propri dogmi, spesso il potere dominante ha usato la “storpiatura" dei miti, sovrapporgli schemi valoriali guasti che hanno guastato così le società. Un esempio per tutti è lo schema sessista che è stato sovrapposto alle nozze della fanciulla con il principe, laddove quelle nozze altro non indicano se non la riunione e la riarmonizzazione tra i due principi maschile e femminile ai diversi livelli, interiore a ciascun essere, biologico (tra gli esseri), cosmico (tra esseri e universo).
Bisogna dunque stare molto attenti a queste sovrapposizioni fasulle e pericolose che ormai ci portiamo dentro, perchè ereditate culturalmente. La lettura simbolica e archetipa dei miti può aiutarci a ritrovare i valori ancestrali che sottendono a questi schemi, aiutandoci nello stesso tempo a rimpossessarci della nostra più valida eredità antenata.
Alcune indicazioni bibliografiche:
Il simbolismo del corpo umano di Annick de Souzenelle
Il femminile dell'essere di Annick de Souzenelle
Le distese interiori del cosmo di Joseph Campbell
I nomi della dea di Campbell, Eisler, Gimbutas, Muses
Il calice e la spada di Riane Eisler
Il linguaggio della Dea di Marija Gimbutas
Oscure madri splendenti di Luciana Percovich
Colei che dà la vita colei che dà la forma di Luciana Percovich
Miti e dei dell'India di Alain Danielou
Riscoprendo gli archetipi e i simboli di questi miti, dobbbiamo sempre fare attenzione a epurarli da quegli schemi culturali (per lo più patriarcali) che sono stati loro sovrapposti. Tutti i riferimenti simbolici legati al femminile sono stati, infatti, inficiati da attribuzioni arbitrarie di falsi valori. Nel simbolo dell'Albero, ad esempio, la parte femminile è rappresentata dalle radici e quella maschile dalla chioma. In molte culture, con struttura patriarcale e piramidale, (es. le popolazioni nomadi indoeuropee che hanno invaso nell'antichità l'Asia e l'Europa), è stata sovrapposta una struttura del tutto arbitraria data la quale la parte sopra acquisisce una valenza positiva, "il superiore", "il migliore", mentre quella sotto una valenza negativa, "l'inferiore", "il peggiore". Da questo schema, sovrapposto ai simboli archetipi del mito, discende una valenza positiva per il maschile e una negativa per il femminile. Da qui prende vita una particolare struttura della società, quella gerarchica/patriarcale, che si è leggitimata attraverso i significati ancestrali del mito. Lo stesso discorso lo si può fare, ad esempio, per il lato destro (archetipicamente maschile) e quello sinistro (archetipicamente femminile). Ecco allora che si spiegano certi tipi di "credenze" appositamente insinuate nella cultura popolare per plasmare le coscienze a favore di una determinata tipologia di società. Così nelle società patriarcali, (cioè quelle che predominano l'epoca umana più recente), troviamo che la mano sinistra è quella impura e che essere mancino è un disonore e che il "diavolo" sta sulla spalla sinistra e così via...
Per fare penetrare falsi messaggi nella collettività e creare veri e propri dogmi, spesso il potere dominante ha usato la “storpiatura" dei miti, sovrapporgli schemi valoriali guasti che hanno guastato così le società. Un esempio per tutti è lo schema sessista che è stato sovrapposto alle nozze della fanciulla con il principe, laddove quelle nozze altro non indicano se non la riunione e la riarmonizzazione tra i due principi maschile e femminile ai diversi livelli, interiore a ciascun essere, biologico (tra gli esseri), cosmico (tra esseri e universo).
Bisogna dunque stare molto attenti a queste sovrapposizioni fasulle e pericolose che ormai ci portiamo dentro, perchè ereditate culturalmente. La lettura simbolica e archetipa dei miti può aiutarci a ritrovare i valori ancestrali che sottendono a questi schemi, aiutandoci nello stesso tempo a rimpossessarci della nostra più valida eredità antenata.
Alcune indicazioni bibliografiche:
Il simbolismo del corpo umano di Annick de Souzenelle
Il femminile dell'essere di Annick de Souzenelle
Le distese interiori del cosmo di Joseph Campbell
I nomi della dea di Campbell, Eisler, Gimbutas, Muses
Il calice e la spada di Riane Eisler
Il linguaggio della Dea di Marija Gimbutas
Oscure madri splendenti di Luciana Percovich
Colei che dà la vita colei che dà la forma di Luciana Percovich
Miti e dei dell'India di Alain Danielou
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IL PERCORSO SUL DILUVIO UNIVERSALE
La maggior parte dei miti, anche quando parlano di popoli e di umanità intera, si riferiscono al percorso di ciascun essere umano.
La maggior parte dei miti, anche quando parlano di popoli e di umanità intera, si riferiscono al percorso di ciascun essere umano.
Il mito del diluvio universale esplica l’idea elementare della rigenerazione in quanto ri-nascita a un nuovo/successivo stato di coscienza. Considerando il percorso dell’essere umano su questa terra, esso va visto come successive gestazioni e nascite: le acque del diluvio simbolizzano in questo caso le acque matriciali, acque uterine, di gestazione, mentre l’asciutto (la terra) è la nascita avvenuta, quindi un compimento, un’acquisizione di un nuovo status o coscienza.
Così naturalmente avviene anche a livello macro per l’umanità intera (passaggi epocali – rigenerazioni), che avvengono sempre dopo una gestazione e un parto spesso anche molto traumatico.
Se semplifichiamo questo mito in un elementi-simbolo potremmo parlare di
acqua=notte=mutazione=inconscio e terra=luce=nascita=coscienza.
acqua=notte=mutazione=inconscio e terra=luce=nascita=coscienza.
CONTENUTI
Struttura del laboratorio
Spiegazione del mito del diluvio
Lettura dei miti del diluvio
Rielaborazione scritta e corale di un nuovo mito del diluvio
Scelta di suoni, musiche e costruzioni di strumenti sonori per sonorizzare la nuova storia del diluvio
Lettura “sonorizzata” della nuova storia del diluvio con audio registrazione.
Scopo del laboratorio
Il laboratorio ha lo scopo di rintracciare un linguaggio comune a popoli e culture anche molto diverse. Rinvenendo questo linguaggio comune, si può allora pensare e sostenere che tutti i popoli possano trovare modalità di dialogare tra loro, confrontarsi e unirsi partendo dalla propria uguaglianza di fondo per mescolare le proprie diversità, dando luogo a percorsi di convivenza pacifica e di nuovi e originali forme culturali (questo è il significato di intercultura).
Un po’ come avviene nella musica… linguaggio comune, diversità di ritmi e strumenti = contaminazione di generi = nuovi generi musicali più ricchi e stimolanti.
Le diversità tra culture sono sempre a un livello materiale ed esterno: lingua, alimentazione, abitazioni, clima, abitudini, abbigliamento…
L'uguaglianza che andremo a ricercare è a un livello profondo e coinvolge la modalità di risposta alla domanda “chi è l’essere umano e qual è il suo scopo finale e fondamentale nella vita?”
Ogni popolo ha elaborato queste idee fornendo risposte alle domande fondamentali dell’uomo. Il linguaggio di queste rielaborazioni è quello del mito e del simbolo.
Il principio divino è un elemento fondamentale di queste rielaborazioni e noi lo chiameremo proprio così, “fonte divina”, che ogni popolo poi nomina secondo il suo linguaggio. Abbiamo a che fare con il concetto di sacro e di sacralità della vita.
Qui vedremo anche che la religione o la spiritualità dei popoli anziché essere un elemento di divisione, se interpretata a livello profondo e mitico, superando i particolari della lettura letteraria e storica, è invece, un elemento di unione.
Introduzione
Alcuni studiosi hanno cercato di trovare certe somiglianze nelle tradizioni di alcuni popoli e le hanno trovate.
I costumi sono diversi, diversa è l’alimentazione, le abitazioni, la lingua, le abitudini di vita, di lavoro….
Ma ci sono alcuni racconti che in tutte le culture, seppur con sfumature diverse, vogliono significare la medesima cosa. Sono i racconti mitici, o MITI. I MITI sono legati al sacro e alla religione dei popoli e, anche se queste religioni sono differenti, lontane molti chilometri le une dalle altre, anche se chiamano IL DIVINO con nomi diversi, tuttavia tramandano nei racconti mitici concezioni straordinariamente simili.
MITO significa “racconto di verità” o “racconto sacro”.
Il MITO utilizza un linguaggio SIMBOLICO. Il significato di simbolo è legare, unire una cosa ad un’altra.
I MITI sono racconti che tentano di dare risposte a domande molto profonde. Ad esempio tentano di rispondere alla domanda:
Perché esiste l’essere umano, perché è nato e vive qui sulla terra e qual è il suo scopo fondamentale?
Gli studiosi di mitologia comparata (cioè quella che studia i miti di tutte le culture e cerca di scoprire cosa hanno in comune) hanno trovato che praticamente tutti i popoli danno la stessa risposta a questa fondamentale domanda e per rispondere alla domanda usano lo stesso linguaggio simbolico.
Perché esiste l’essere umano?
Secondo questi studiosi, tutti i popoli dicono che l'essere umano è qui per conoscersi e per conoscere le cose fondamentali, crescere in sapienza e avvicinarsi alla somiglianza con la Divinità per poi ritornare a quest'ultima.
Tutti i popoli indicano anche il percorso che l'essere umano deve fare per compiere questo scopo e il MITO del DILUVIO UNIVERSALE, che noi prenderemo in considerazione, è uno di questi racconti che spiegano il percorso di ciascun individuo e dell'umanità.
Esplicitiamo con i simboli dell’albero
- albero capovolto (dal punto di vista del divino = emanazione da divino a umano)
- albero dritto (dal punto di vista umano = percorso di ritorno da umano a divino)
- albero delle sefirot (tradizione giudaico/cristiana)
- albero umano dei chakra (tradizione induista)
Il mito del diluvio universale è presente in tutti i popoli
A volte il linguaggio utilizzato è differente, come possono essere diversi i protagonisti, le situazioni, il paesaggio (che cambiano a seconda delle abitudini e tradizioni del popolo in cui il mito è raccontato).
Ma i simboli utilizzati sono gli stessi e stanno ad indicare la medesima REALTA’.
Abbiamo detto che l’uomo deve compiere un cammino, questo cammino è a tappe, che vengono anche chiamate “gestazioni” e “nascite” successive (non nasciamo una sola volta!). A ogni tappa bisogna superare un ostacolo e superato l’ostacolo si acquista nuova conoscenza. Per superare l’ostacolo e acquistare conoscenza bisogna rivolgersi all’interno di sé, dove il DIVINO ha nascosto tutti i segreti e tutta la conoscenza. Tutti i popoli infatti dicono che il DIVINO ha messo in ciascun uomo un SEME DIVINO e lì c’è nascosta tutta la conoscenza… Ma dove sta questa CONOSCENZA?
Tutti i popoli hanno individuato nel simbolo dell’acqua la presenza della CONOSCENZA, ma questa conoscenza così come è, è inutile, non si può afferrare, proprio come l’acqua. Nell’acqua c’è tutta la conoscenza, ma questa conoscenza è senza forma (come l’acqua appunto), è tutto disordinato, così com’è l’uomo non può conoscerla.
Si dice allora, che quando l’uomo NON SA ancora cosa deve fare e non sa perché esiste è immerso nell’acqua, non sa, non conosce, è ignorante… E’ nell’acqua che tutto contiene, ma non sa come afferrare la conoscenza e non si pone nemmeno il problema: è incosciente.
Nel nostro disegno dell’albero si trova a livello delle radici, nell’acqua, nell’umido…
Immergersi nell’acqua è indispensabile perché solo da lì si può iniziare il cammino, perché è solo nell’acqua che ‘è tutta la conoscenza, l’uomo deve prendere coscienza che c’è e trovare il modo per iniziare il percorso di conoscenza, cioè dare una forma all’acqua o, se parliamo per simboli, portare l’acqua all’asciutto: alla terra…
Ecco che cominciamo a vedere il mito del diluvio…. Prima l’acqua e poi la terra asciutta!
Cosa vuole dirci il mito del diluvio?
Il mito parla di ciascun essere umano (ma anche di tutta l’umanità).
Il mito dice che quando l’essere umano, ancora immerso nell’acqua, continua a vivere senza farsi domande fondamentali (perché esiste?…) e a vivere superficialmente, ma tuttavia si crede un essere umano perfetto, che non ha bisogno di niente perché sa già tutto, allora qualcosa comincia a non funzionare….
L’essere umano diventa arrogante e saccente e comincia a fare azioni malvagie, non ha più rispetto per il Divino, per gli altri uomini e neppure per se stesso; la violenza e la cattiveria dominano su tutto…
Per capovolgere questa situazione, l’uomo deve cominciare a prendere coscienza del cammino che deve fare e cominciare a farlo… E per cominciare a farlo deve riconoscere la sua condizione di ignorante: l’essere umano è nell’acqua e quindi deve diventare UMILE, riconoscere che non sa, e da li cominciare ad acquistare la vera conoscenza… e dall’acqua arrivare all’asciutto.
Se sostituiamo questo discorso con i simboli del mito (prendiamo quello biblico di Noè che forse è il più conosciuto) allora abbiamo che:
- gli esseri umani (ancora tutti immersi nell’acqua) sono diventati tutti arroganti (perché, pur essendo ancora ignoranti, pensano di sapere tutto, di essere sapienti)
- poiché gli esseri umani sono così, il mondo è diventato un luogo violento, malvagio, dove non c’è più rispetto per niente e per nessuno
- il Divino cerca di fare qualcosa per aiutare l’essere umano: tenta di ricordargli qual è il suo scopo/compito e decide di immergerlo nell’acqua per ricordagli da dove partire: ritornare umile, immergersi nell’acqua, cioè nelle sue radici, dove c’è nascosta tutta la conoscenza che il Divino ha messo nell’essere umano, e da lì partire per portarsi dall’acqua all’asciutto, sulla terra (dare forma all’acqua trasformandola il terra asciutta). (Esempi di “diluvio” nella vita).
- Nessun essere umano capisce questa cosa, tranne uno, colui/colei che sa farsi umile e che compie il suo destino: portare l’acqua all’asciutto, cioè acquistare la conoscenza che è nascosta dentro di lui e diventare simile al Divino.
- Tutti gli altri esseri umani rimangono nelle acque dell'incompiuto.
Conclusione
Colui/colei che si salva è il simbolo di ciascun essere umano che compie il percorso della conoscenza di sé e di tutte le cose e che diviene un sapiente, simile alla Fonte Creatrice, perché ha trovato il seme del sacro che è in sé.

