di Francesca Galbusera
ODORE D’AUTUNNO
Affacciata alla finestra
m’incanto a ricevere
il dolce profumo d’autunno:
odore di rami umidi
di sterpaglie bruciate
in chissà quale angolo di terra.
Odori bruniti
trasportati dalla brezza delicata.
Folate dolciastre
di uva e di fichi maturi.
Odori rossastri
verde cupo
gialli
marroni.
Fragranze che s’intrecciano
all’aroma della cucina
al calore dei fornelli,
in una inebriante
vertigine
di ritorno.
VENTO
Fruscia un vento gelido
a spazzare le notti
di chiari cieli invernali,
porta con sé
un profumo
fruttato
di primavere lontane.
Luce lunare
a fasciare l’alcova:
un velo,
un manto di tiepido azzurro.
MELODIA
Negli occhi
le tue mani sui tasti,
la stanza avvolta
dall’espiro musicale.
Nelle narici
il flusso
delle tue stesse
molecole d’aria:
all’unisono.
Il corpo abbandonato
alla vibrazione delle corde,
la bocca socchiusa
a ricevere il sapore
dei tuoi movimenti.
ROVESCIAMENTO
Paura, Rabbia, Violenza,
animali selvaggi
che brancolano
sbavando
nelle tenebre
del mondo incosciente.
Dall’alto del loro trono
i complici del potente separatore
posizionano le trappole,
ingrassano le bestie incatenate
con il cibo di false profezie.
Le bestie intuiscono
la cattività:
si ritraggono
dal terreno paludoso
cercando disperatamente
l’asciutto.
E sul percorso del ritorno
potrai scorgere,
dietro l’invadente dito,
il chiarore della luna
che grida il desiderio di libertà
e reclama il sole,
suo sposo.
Solo allora,
rovesciando le false nozze
tra il soldo e la spada,
solo allora
la corona
tornerà a posarsi
sulla testa
del Verbo.
QUESTO E'
Questo è un incontro di occhi
che indugiano nello sguardo
e continuano a cercarsi
nello scorrere del tempo.
E’ gomitolo di corpi
avvolti in un abbraccio
percorsi dalla corrente che irrompe,
vortica verso l’altro.
Sono anime che si respirano
seguendo le vie aromatiche
dell’umida pelle.
E’ vertigine,
come un risveglio
o la perdita di sé:
analogamente…
Occhi negli occhi,
la bocca si schiude
e di grazia assapora:
morbido frutto agrodolce,
delizia
al di là di ogni sapore che la terra può offrire.
Questo è desiderio di te
che accompagna la mia vita,
si quieta, sussurrando
poi scorre impetuoso
a prorompere dagli argini,
a fluire in angoli nascosti di realtà.
LUCE
Utero di campo
lì galleggio umida
levando lo sguardo tenace
al sole tiepido.
Un velo rarefatto
confonde le forme,
soffoca di pallido
la limpidezza degli occhi:
s’avvicina S’AVVICINA
chiude la gola,
s’allontana S’ALLONTANA
respiro di gocce polverose.
Ho un coltello
dalla lama affilata
nella mano:
è pronto,
si solleva,
ferisce,
SQUARCIA.
E SIA:
lunga fenditura
spazio
aria
URLO
vagina che apre alla vita
nitidezza di contorni
respiro asciutto
fiamma viva
LUCE.
MIELE
Ho nascosto
la rugiada dell'estasi
nei pori odorosi
della tua pelle.
Tornerò di notte
a stillare miele fecondo
dalle tue labbra di terra.
TU
Frutto maturo dell’Albero del Mondo
il tuo corpo preme lieve sulla mia pelle,
il tuo viso cerca la luce
rivolto là
dove siede a mirarti tuo padre.
Il tuo sguardo è il riflesso
di un eterno presente,
già ricordo dell’Uno
che hai lasciato,
già presenza del molteplice
che ti attende.
Sei nata, dolce creatura.
Ai piedi del Grande Albero
ora tendiamo le mani
desiderosi di risalirvi
insieme…
AMORE
E quando mi afferra
tristezza
e il tempo presente
mi fugge di mano
é allora
che un pensiero soffia
quale brezza chiara e delicata
a rendere ancora limpidi
i miei occhi distanti:
è il pensiero di Te,
è la profonda nostalgia
di non averTi accanto
ma di saperTi presente,
è la certezza
di ritrovarTi
per Sempre.